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Chiesa rupestre e santuario della Madonna di Coelimanna

La chiesa rupestre si trova sul fianco della Serra di Supersano, oggi all’interno del cimitero comunale.

Il ciclo pittorico più antico che custodisce è stato realizzato tra la fine dell’XI secolo e i primi decenni del secolo successivo. Si tratta del dittico composto da immagini di santi a figura intera a destra dell’ingresso: il primo è Andrea apostolo mentre nel secondo è stato riconosciuto Michele il Sincello, un santo monaco dal culto piuttosto raro. Di fronte all’entrata, due pilastri e una arcata dividono la parte sacra dove è sistemato l’altare, dall’aula dove si disponevano i fedeli. Sul pilastro destro è visibile una più tarda figura di santo diacono, santo Stefano, con indosso una preziosa veste liturgica. Probabilmente durante il XIV secolo furono realizzati gli affreschi che impreziosiscono la parte sinistra dell’invaso: il Cristo in trono, san Giovanni evangelista, la grande icona di san Nicola e san Giovanni Battista. Le immagini della Vergine Maria con il Bambino sono invece ancora più tarde, probabilmente cinquecentesche, e testimoniano l’ininterrotto culto per la Vergine fino ai nostri giorni. La parte settentrionale presenta interessanti pitture, di gusto un po’ naif, probabilmente realizzate attorni alla fine del Seicento o nei primi decenni del Settecento.

Il santuario che si addossa alla cripta nella parte bassa probabilmente è stato costruito a partire dalla fine del Seicento e reca sul portale la data 1746. Di grande pregio è l’altorilievo in cartapesta del maestro cartapestaio leccese Giuseppe Manzo (1849-1942) che rappresenta l’apparizione della Vergine ad una pastorella e ad un curato, la legenda che portò alla “riscoperta” della cripta e alla nuova costruzione del santuario. Le ragioni dell’intitolazione alla Madonna di Coelimanna, finora piuttosto inesplicabile, ha trovato una possibile spiegazione di recente, quando proprio sul crinale della Serra sono stati individuati esemplari di Frassino orniello, detto ‘albero della manna’. Dalla linfa prodotta da questa pianta, infatti, già nel Medioevo veniva estratta una sostanza dolce e dalle proprietà medicamentose.

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